Brendola coltiva una “food forest”. Una foresta che ricalca i boschi naturali, ma con qualche modifica. Multiuso e multiscopo, è adatta a far crescere alberi da legna, piante da frutto, erbe medicinali e tanto altro. È l’ambizioso progetto del brendolano Emanuele Mercedi.
“A San Vito - spiega - esiste una foresta commestibile appena nata, piantata i primi giorni di novembre con più di 200 piante”.
Una parte di queste è da frutto come mele, pere, susine, albicocche, ciliegie, melograni e uva da tavola, e una parte piante da bosco come noccioli, biancospini, carpini, tigli, platani, mandorli, ontani, e olivelli spinosi.
Cos’è una food forest?
“È un orto-foresta, cioè un ecosistema formato da sette livelli, a partire dagli alberi ad alto fusto, passando per gli arbusti, rampicanti, tappezzanti, erbacee e così via”.
Che differenza c’è da una foresta normale?
“Qui si possono piantare anche alberi da frutto, cosa che in una foresta normale non sarebbe possibile. E questa è la differenza principale: avere tutto in uno”.
Che vantaggi porta?
“Molteplici: è fonte di cibo, di legna da lavorare, da ardere, di erbe medicinali, ma soprattutto il tempo per la manutenzione è minimo poiché si evitano arature e si ha comunque un’elevata produttività”.
Come mai hai deciso di piantare una food forest?
“Perché, oltre ai vantaggi che dà nella produzione, volevo recuperare e applicare le vecchie conoscenze dei nostri nonni”.
Qual è lo spirito?
“Produrre e consumare localmente accorciando la filiera: dal produttore al consumatore senza passare attraverso alcun intermediario. Così facendo si ottiene maggior qualità e freschezza a prezzi più bassi”.
Simone Bedin
Corriere Vicentino, dicembre 2011






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