I segreti del pane

Entrando nel panificio Righetto, ormai da cinquant’anni un’istituzione a Barbarano, ci inebria il profumo del pane appena sfornato e i sorrisi di tutte queste donne ci rallegrano! Dante Righetto, il proprietario, gestisce infatti l’attività con la moglie e le quattro figlie.

Il pane è da sempre la sua passione?
“Si! Nel 1951 ho iniziato a lavorare nel forno aperto da mio padre e orgoglioso in sella alla mia bicicletta, nonostante i miei 13 anni, portavo il pane per Cologna Veneta. Era il mio ultimo anno di scuola media inferiore, avevo anche un compagno di classe d’eccezione: Giovanni Rana!”.
Quand’è arrivato a Barbarano?
“Nel 1964 con mia moglie e la prima figlia. Un forno si era liberato e provai quest’avventura, nonostante le difficoltà e la diffidenza locale (gli ultimi due fornai avevano fallito!)”.
La sua giornata tipica?
“La sveglia suonava anche all’1, si faceva il pane fino a mattina e lo si portava per le case e le osterie dei colli. Il pomeriggio, quando venivo ripagato in frumento, andavo a macinare presso i mulini di Ponte di Barbarano e di Ponte di Castegnero”.
Quante avventure ha vissuto?
“Tante. All’inizio i clienti mi offrivano spesso qualche “goto de vin” e i prodotti della terra. Una volta invece, per un assegno falso che ho ricevuto, mi sono ritrovato ad avere come saldo una cava. E poi ho dato l’anima con le associazioni artigiani e commercianti per ottenere la domenica libera e favorire l’aggregazione dei panificatori”.
Com’è cambiato il settore in questi sessant’anni?
“Negli anni 50 c’era davvero la miseria: quando arrivavo nelle famiglie tutti i bambini mi correvano incontro per qualche pezzettino di pane! Adesso ne viene consumato molto meno. I nuclei familiari si sono ridotti, c’è più offerta nel settore dell’alimentazione e un minore uso di carboidrati”.
Ci riveli uno dei segreti del pane...
“Il pane è vivo. Se lo mettiamo in un cassetto con la cipolla prenderà i sapori di quest’ultima. Bisogna sentirlo durante l’impasto: questo procedimento segue i ritmi delle stagioni e del tempo”.
Dante ha tramandato i segreti a Marta, la prima delle figlie, che ha un’esperienza di vent’anni e che, con le altre tre, gestisce l’attività. Dante, beato tra le donne? “Sicuramente risponde Cristiana, la terzogenita -. mio padre ha una mentalità molto giovanile e per questo è facilitato a lavorare con tutte noi”.

Silvia Maculan
Corriere Vicentino, dicembre 2011

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