Attenti agli spadellatori

L'associazione è Slow Food e lui, Mauro Pasquali ne è il segretario regionale e non fa nulla per nascondere la sua antipatia nei confronti delle trasmissioni televisive dedicate alla cucina.
“Vedo tanti aspiranti cuochi e qualche professionista che mercificano la nobile arte della gastronomia per il vil denaro.Cuochi, aspiranti cuochi e apprendisti chef vendono allo sprovveduto telespettatore una cucina finta, fatta di tempi e ritmi che non sono veri. La televisione, si sa, è un mezzo finto che trasmette finzione. Anche in cucina riesce ad ottenere la sua magia, trasformando lunghe cotture in rapidi passaggi da un fornello all’altro. Come se la cucina non fosse anche cottura, sensibilità, conoscenza e capacità di manipolare le materie prime, ma solo spettacolo. Gli spadellatori televisivi. Hanno la caratteristica di poter preparare ricette ovunque, esaltando solo il lato “fisico” della ricetta: il rompere le uova o miscelare gli ingredienti o lo sminuzzare le verdure. Ma non una parola è detta sull’origine di quelle verdure: sono italiane, cinesi, olandesi? Sono di stagione? Come sono allevate le galline. E le uova? sono fresche, pastorizzate, congelate? I telespettatori continueranno a credere che sia possibile fare un’ottima frittata con gli asparagi a gennaio. Tanto è sufficiente aprire il barattolo o la busta del prodotto congelato. Manca la cultura della materia prima. Se il cuoco vuole distinguersi deve usare il prodotto locale. Pensiamo, ad esempio al sushi. Questa preparazione giapponese ha una storia millenaria ed è un peccato vederla mortificata in decine di sushi bar dove il prodotto surgelato, di probabile provenienza vietnamita è preparato (scongelato) da un cuoco cinese. Quale diversità con il sushi preparato da un maestro giapponese (con anni di alta scuola per imparare a sfilettare e tagliare il pesce per il sushi)! Oppure pensiamo a quale diversità esiste fra una polenta precotta ed una polenta preparata al momento (magari su una stufa a legna) con una farina locale. E non mi si venga a dire che è per comodità e praticità che si acquista la polenta confezionata: a questo punto i cuochi cosa ci stanno a fare?

Corriere Vicentino
dicembre 2011

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