Un misto di poesia, rabbia, felicità e filosofia spicciola per farci capire come siamo fatti dentro, senza tanto girarci intorno. Così si può definire la musica dei Marta sui Tubi.
A Marzo 2011 è uscito il loro nuovo album “Carne con gli occhi”.
Il titolo è tratto da un modo di dire siciliano con cui si indicano le persone che sono esseri senza una propria identità. Personaggi omologati alla massa e che si fanno facilmente imbambolare dai ciarlatani che popolano il mondo.
A Marzo 2011 è uscito il loro nuovo album “Carne con gli occhi”.
Il titolo è tratto da un modo di dire siciliano con cui si indicano le persone che sono esseri senza una propria identità. Personaggi omologati alla massa e che si fanno facilmente imbambolare dai ciarlatani che popolano il mondo.
Lo stile musicale dei Marta è difficile da definire in una parola. Anche in molte parole, a dire il vero. Si aggirano tra un misto di musica leggera, folk punk, folk rock e indie fatto di eccentrici riffs di chitarra (Carmelo Pipitone), tempi sincopati di una batteria senza fronzoli (Ivan Paolini) e una voce semplicemente da brividi (Giovanni Gulino). Il tutto addobbati da dei ricami di tastiera (Paolo Pischedda) e violoncello (Mattia Boschi) che lasciano ben volentieri l'ascoltatore a bocca aperta.
“Al guinzaglio” è forse il brano più rappresentativo dell'idea portante dell'album: un brano che si scaglia contro la parte sonnolenta degli italiani e soprattutto contro chi sta bene nel proprio “sonno della ragione” (“Perché il futuro è di tutti sai/ma tu non ti stanchi mai/di sparare in faccia ad i sogni di una generazione […] non ho intenzione di farmi mettere alcun bavaglio nella nazione di chi si fa portare al guinzaglio”).
La parte romantica del gruppo è invece rappresentata da “Cristiana”, un brano dall'andamento musicale tipico dei Marta, con saliscendi sonori della splendida voce di Gulino e magici arpeggi della chitarra di Pipitone. Il testo è diviso tra liriche romantiche (“E portati a letto solo chi trova la strofa per il tuo ritornello”) e frasi decisamente più banali (“Cristiana l’altro giorno t’ho visto passare per la strada mentre andavi a prender la Maria… che é pure amica mia”). Giusto per non fare troppo i seri.
E sulla stessa lunghezza d'onda sta “Di vino”. Canzone che gioca con le cifre della vita (“Quasi 11 metri di capelli cresceranno sulla testa sulla quale ti farai 6.000 shampoo e cambierai 16 lavatrici e 15 computer [...]”). Numeri che in un foglio sono banali dati, ma cantati e musicati... è un altro paio di maniche.
Su tutte però spiccano le canzoni scritte per farci spiare dentro noi stessi. “Coincidenze” e “Carne con gli occhi”. E ancora “La canzone del labirinto”: un ottimo modo per perdersi nel labirinto dei nostri pensieri (“Le strade per tornare a te, s’incrociano con mille altre possibili. E se mi vedi uscire dal mio labirinto. Forse capirai”).
Insomma questo è un ottimo disco. Ma rispetto ai (capo) lavori precedenti l'impressione è che i Marta siano maturati col tempo e abbiano deciso di essere meno introspettivi e di parlare di più del mondo che vedono attorno a loro. Senza perdere la voglia di fare poesia né quella di ridere e far ridere. Il gruppo con questo album ha fatto un passo in più, seguendo sempre uno stile proprio e di nessun altro, ma cercando comunque di rinnovarsi aprendosi a nuove prospettive. E scusate se è poco, in questi tempi in cui la musica leggera non è altro che un mix di suoni elettronici e voci monotono dove “chi fa il video più strano è più bravo”.
Attenzione. Maneggiare con cura: i Marta sono bravi davvero.
Federico Gobetti






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