Caliente e passionale come la sua terra, l’Argentina ma anche dolce e gentile come la terra che fu di suo nonno, l’Italia. Julio Bocca, ballerino di fama mondiale, è arrivato a Vicenza e, più precisamente a Montecchio Maggiore, per presentare questa sera uno spettacolo di danza con il Balletto Nazionale dell’Uruguay. Lo incontro nell’albergo in cui alloggia e già dalle sue prime parole si percepisce la sua sensualità, la sua dolcezza e la sua fortissima passione per la danza, disciplina che, mi dice, continuerà a sostenere per tutta la vita.
Scorrendo il suo curriculum ho notato che ha iniziato a ballare all'età di otto anni...
In realtà ho iniziato molto prima. Studio danza da quando ho otto anni ma ho iniziato a ballare già a quattro anni!
Come è nata questo more per la danza?
In casa mia si è sempre respirato un clima di arte e di cultura. Mia mamma era una bravissima ballerina e mi sono innamorato della danza grazie a lei. Ma l'ho sempre sentita nel mio cuore questa passione, non avrei potuto fare altro.
Immagino che sua madre sia contenta che il figlio abbia seguito il suo esempio.
Altroché, ma siamo tutti un po' artisti in famiglia: io danzo, mio fratello dipingeva, mia sorella canta... Abbiamo sempre respirato un grandissimo amore per l'arte e la cultura, siamo un po' una famiglia artistica!
La sua carriera da ballerino è segnata da numerosi premi e riconoscimenti: qual è il più importante?
Sono tutti importanti perché hanno segnato un momento particolare della mia vita. Forse, però, quello che mi ha toccato di più è la medaglia d'oro che ho guadagnato a Mosca nel 1985: grazie a quel riconoscimento sono entrato a far parte dell'American Ballet di New York.
E poi c'è stata l'esperienza cinema quando ha aiutato il regista Carlo Sauras nel film Tango.
Sono stato davvero molto contento dell'esperienza cinematografica. Ho avuto la possibilità di ballare e di dirigere i ballerini. Ero un po' impacciato perché non avevo mai fatto niente di simile prima, ma mi sono davvero divertito.
Come mai nel 2007 si è ritirato dal palcoscenico?
Ho sempre detto che mi sarei ritirato dalla scena a quarant'anni e così ho fatto. Volevo lasciare una bella immagine di me, un'immagine giovane e fresca. Ho lasciato il palco, è vero, ma non ho lasciato la danza.
Ora, infatti, è insegnante del Corpo di Ballo della Sodre dell'Uruguay. Le piace di più fare l'insegnante di ballo o il ballerino?
Ho avuto 27 anni di carriera professionale da ballerino ma ad essere sincero non mi manca più di tanto. Adoro insegnare danza, mi piace moltissimo vedere i miei ballerini che si divertono e sentire gli applausi del pubblico.
Anche se ha cambiato professione la danza è la costante della sua vita.
Certo! Non smetterò mai di amare la danza, di vivere per essa e di cercare di trasmettere la sua gioia a tutte le persone che incontro.
Lei ha girato tutto il mondo: qual è il Paese più bello per un ballerino?
Ci sono molti posti in cui si sta bene, molte persone apprezzano il balletto e i teatri che ho girato nascondono sempre qualcosa di magico per cui sono felice un po' ovunque.
E Julio turista, invece, quale Paese preferisce?
L'Italia è davvero magica: piena di atre, di storia, di sapori freschi e di gente davvero ospitale. E poi mio nonno era italiano...
Qual è la danza che più la rappresenta come persona?
Nessuna, o dovrei dire tutte: ogni danza rappresenta una parte della mia vita.
Come si vede tra vent'anni?
Ancora in prima linea per la difesa dell'arte e della danza. Non ho mai fatto altro che danzare e non ho mai amato nulla come amo la danza.
Ha un sogno nel cassetto che non ha realizzato?
La vita mi ha regalato più di quanto potessi desiderare. Ho realizzato molto più di ciò che volevo. La danza mi ha dato veramente tutto e io darò sempre tutto me stesso per la danza.
Julio è davvero gentilissimo. Quando ci salutiamo mi ringrazia per l'intervista e mi da due formalissimi baci sulle guance ed io riesco solo ad augurargli un'in bocca al lupo per il suo spettacolo.
Alessandra Groppo







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